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A cura del Dott. Francesco Lambertucci.
Consulente Legale in Diritto dello Sport


A tutt’oggi in Italia non c’è una normativa ad hoc a livello nazionale che obblighi un soggetto di essere in possesso di un brevetto abilitativo per immergersi.
Tuttavia, un vero professionista del settore in nessun caso, darebbe il consenso ad un sub non brevettato, di effettuare un’immersione fruendo dei servizi del proprio centro diving.
Attualmente sono vigenti, solo alcune normative in ambito regionale, ad esempio in Toscana, Sardegna e Liguria, che tassativamente ed opportunamente impongono il brevetto, ma è da evidenziare il fatto che non disciplinano in modo adeguato i controlli, sulla didattica che tali brevetti rilasciano. Del tutto marginali, sono poi,  le ordinanze delle varie Capitanerie di Porto, sulla materia in oggetto.
E’ pur vero che la figura e l’attività professionale dell’istruttore e della guida subacquea, e conseguentemente dei centri diving, sono regolamentati a livello normativo, dal testo unico del 2005 della XI Commissione della camera dei Deputati, ma si tratta di una normativa in fieri, che fornisce solo la definizione di istruttore e guida subacquea e le prescrizioni per l’esercizio di tale attività.
Detto ciò, occorre rappresentare il fatto che sia l’istruttore che la guida, quando forniscono un servizio al cliente, stipulano con quest’ultimo un contratto, che raramente viene formalizzato per iscritto. Di conseguenza, i professionisti del settore sono esposti alla responsabilità contrattuale prevista dal codice civile, nel momento in cui si ravvisi una violazione degli obblighi di diligenza e perizia nello svolgimento dell’attività, il tutto acuito nella disgraziata ipotesi, in cui, da tale mancanza di diligenza scaturisca un danno fisico al cliente.
Per essere più chiari, l’istruttore e la guida rispondono civilmente dei danni che derivano dall’utilizzo di attrezzature inidonee e/o mal funzionanti, da immersione con condizioni meteo avverse, da carenze circa la barca appoggio e dall’accompagnamento in immersione di clienti fisicamente e/o per preparazione inadeguati.
Giusto per mera conoscenza, è bene ricordare che l’attività subacquea è regolamentata dall’art. 2050 c.c. che disciplina la responsabilità per l’esercizio di attività pericolose, quale è, ad avviso dell’odierno scrivente, nonostante voci contrarie, l’attività di immersione subacquea.
Vieppiù, negli ultimi tempi, alcune sentenze della Cassazione, hanno riconosciuto una certa limitazione della responsabilità dell’ istruttore e della guida subacquea, in determinate circostanze, applicando l’articolo 2236 del codice civile, che limita la risarcibilità dei danni al solo caso di dolo e/o colpa grave, allorquando l’attività nel corso della quale sia avvenuto l’incidente presenti la necessità di risolvere problematiche tecniche di speciale difficoltà.
Altro “piccolo” problema legato all’attività subacquea, è quello legato ai cosiddetti “scarichi di responsabilità” ovvero sia, quei moduli prestampati che in ogni centro diving sono in essere e vengono obbligatoriamente fatti sottoscrivere ai clienti prima di ogni immersione.
Che tipo di conseguenze e rilievo hanno tali moduli è facile a dirsi, poco o niente.
Difatti nei moduli di scarico di responsabilità, il cliente-sub, che acquista dal centro diving o anche dal singolo istruttore o guida, una sola immersione o un pacchetto di varie immersioni, dichiara oltre a notizie circa la sua persona e al brevetto posseduto, anche le cose più disparate, e molto spesso sollevando il professionista di turno e/o il centro diving che offre il servizio qualunque cosa accada.
Ora, se le dichiarazioni del cliente sulla sua condizione fisica, sull’assenza di patologie per le quali è sconsigliata l’attività subacquea, sul numero delle immersioni effettuate in precedenza e quindi sull’esperienza acquisita, sul brevetto posseduto, hanno un rilievo per la valutazione della eventuale responsabilità del professionista in caso di sinistro sott’acqua, così non può essere per le altre dichiarazioni generiche e liberatorie del centro diving e/o dell’istruttore e guida subacquea, da ogni ipotetica responsabilità.
A volte, ma non è così raro, negli “scarichi di responsabilità”, in modo del tutto contra legem, si fanno firmare al cliente clausole, che qualsiasi cosa accada e qualsiasi sia la causa dell’incidente, ebbene esonerano il diving o il singolo professionista da ogni tipo di responsabilità. Tutto questo anche per le ipotesi in cui invece il malfunzionamento delle attrezzature date in uso, l’errore commesso dall’istruttore o dalla guida, o l’ammissione alla partecipazione ad una immersione troppo impegnativa per le dichiarate capacità del cliente, abbiano comportato in tutto o in buona parte il sinistro.
Ebbene le dichiarazioni di esonero da ogni tipo di responsabilità sono però completamente nulle. Nel vigente Ordinamento tali clausole sono definite “vessatorie”, ovvero improduttive di effetto. Ciò in forza sia dell’art. 33 del cosiddetto Codice del Consumatore del 2005 che degli artt. 1229 e 1469 bis del Codice Civile.
Gioco forza, per i professionisti del settore subacqueo, si impone porre molta attenzione sulle dichiarazioni e sulla persona del cliente-sub, al fine di poter meglio valutare se e che tipo di attività, dai corsi, alle immersioni, possa effettuare in tutta sicurezza.