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La responsabilità dell’insegnante di educazione fisica
A cura di Francesco Lambertucci 
Consulente Legale in Diritto dello Sport


Anche gli insegnanti di ogni ordine e grado, sia della scuola pubblica che privata, sono per la giurisprudenza a tutti gli effetti equiparati alla figura dell’allenatore e/o istruttore sportivo, di conseguenza anche loro sono sottoposti alla disciplina del 2 comma dell’art. 2048 c.c. che prevede la responsabilità di tali soggetti per il fatto dannoso cagionato dai loro allievi allorquando sono sotto la loro vigilanza.
La cosiddetta culpa in vigilando nei confronti dell’insegnante di educazione fisica si può manifestare non solo in ogni circostanza in cui sussista un difetto di controllo tecnico e disciplinare sui propri alunni ma anche quando abbiano omesso di adottare le norme più elementari ed opportune, necessarie a scongiurare una situazione pericolosa per l’incolumità fisica di quest’ultimi.
La vigilanza e/o sorveglianza posta in essere dall’insegnante è una forma di prevenzione e tutela sui propri alunni e logicamente, tale grado di vigilanza, deve essere massimo nei confronti degli alunni minorenni mentre può divenire meno rigido con i ragazzi che si stanno avvicinando alla maggiore età.
Tuttavia si deve evidenziare come tale vigilanza non può rivestire un carattere assoluto, aprioristicamente stabilito, bensì deve essere adattata di volta in volta al caso di specie.
Da quanto precedentemente scritto, si evince che l’insegnante per superare la presunzione di responsabilità che è posta a suo carico dall’art. 2048  del codice civile deve obbligatoriamente dimostrare che il sinistro occorso ad un suo alunno è frutto del caso fortuito ed altresì evidenziare che a causa della imprevedibilità e repentinità dei fatti accaduti egli non avrebbe potuto in alcun modo impedire, nonostante la sua diligenza nella sorveglianza, il verificarsi dei nefasti eventi. 
La stessa giurisprudenza in questi ultimi lustri ha confermato, come dire, la linea di interpretazione appena  esposta, giusto per esempio in merito alla mancata dimostrazione da parte dell’insegnante di una azione preventiva di cautele atte ad evitare l’evento dannoso, la Suprema Corte ha confermato la responsabilità in capo all’insegnante circa il danno subito da un suo alunno minorenne, colpito al volto con un pugno da un compagno di classe, mentre si stava svolgendo una partita di calcio.
La Cassazione nel caso de quo ha contestato all’insegnante una deficienza nel prevenire il fatto dannoso, poiché  poteva in animo ben rappresentarsi il fatto che la situazione sarebbe potuta degenerare alla luce di precedenti contrasti non solo verbali verificatesi tra i due ragazzi, ergo, il gesto che ha comportato dei danni fisici non può di certo essere considerato repentino ed imprevedibile. E’ pur vero che la giurisprudenza in alcuni casi ha dimostrato troppo rigore nel valutare la responsabilità dell’insegnante di educazione fisica.
Nella sentenza n. 12538 del 1991 la Cassazione ha affermato la responsabilità degli insegnanti presenti ad una competizione sportiva scolastica per i danni riportati da un alunno minorenne colpito da un attrezzo sportivo mentre assisteva alla gara ha sancito che la responsabilità dei precettori per il danno causato dal fatto illecito dei loro allievi, nel caso in cui gli stessi precettori non abbiano fornito la prova dell’impossibilità di impedire il fatto e non sia possibile ricostruire le esatte modalità dell’evento lesivo può essere fondata su un ragionamento induttivo dal quale risulti senza dubbio la colpa degli insegnanti.
Ebbene la soluzione presa dalla Cassazione è criticabile, poiché se non è possibile ricostruire esattamente le metodiche che hanno portato al sinistro, non si vede come ed in base a quale ragionamento induttivo, si possa ragionevolmente incolpare per negligenza nella sorveglianza gli insegnanti.
Infine si rilevano anche casi di condotte autolesive da parte degli alunni durante l’ora di educazione fisica, in tali circostanze la responsabilità dell’istituto scolastico e dell’insegnante va ricondotta non nell’alveo della responsabilità extracontrattuale, bensì in quello della responsabilità contrattuale, applicando il regime probatorio proprio dell’art. 1218 c.c.
Corre l’obbligo di rappresentare, alla luce di quanto sin qui scritto, che in merito alla responsabilità degli insegnanti nelle scuole, la disciplina introdotta dall’art. 61 della legge n 312 del 1980 ha previsto la limitazione della suddetta responsabilità dei docenti per i danni prodotti a terzi nell’esercizio del loro obbligo di sorveglianza sugli alunni, alle sole ipotesi di dolo e colpa grave, s’escludendo in tal modo ogni presunzione di culpa in vigilando ex art. 2048 c.c.