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A cura di Francesco Lambertucci

Consulente Legale in Diritto dello Sport

Senza dubbio il gestore di una piscina è  onerato di un obbligo di garanzia e di protezione nei confronti degli utenti presenti nell’impianto natatorio, tale da porre in capo al gestore medesimo, una responsabilità nella malaugurata ipotesi in cui il “nuotatore” dovesse subire un sinistro. Quindi è spontaneo chiedersi fino a che punto si debba adoperare il gestore in oggetto, per ottemperare in toto al proprio obbligo di garanzia e protezione nei confronti dei fruitori della piscina. Ebbene la posizione principale del gestore ha il suo fondamento nel principio del “neminen laedere” ex art. 2043 del Codice Civile, in virtù del quale chiunque svolge una determinata attività deve far sì che da questa non derivino danni a terzi. Al fine di meglio esplicitare i risvolti di questa forma di responsabilità, è necessario citare ed illustrare gli artt.  2051 e 2050 del Codice Civile.
L’art. 2051 stabilisce che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Nello specifico non siamo dinanzi ad una cd. responsabilità extracontrattuale derivante dal danno prodotto da una cosa allorquando vi è una relazione tra la cosa ed il soggetto tale per cui si possa evidenziare che a quest’ultimo incomba un dovere di controllo sulla stessa. La responsabilità si palesa solo in presenza dei seguenti presupposti:  a) il sinistro si deve verificare nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa o nello sviluppo di un fattore dannoso sorto nella cosa; b) deve essere presente un potere fisico di un  soggetto sulla cosa, e tale potere fisico deve custodire la cosa stessa, nel senso di sorvegliarla e controllarla, al fine di impedire che la cosa possa creare nocumento a terzi.
Nel momento in cui è palesata la presenza di tali presupposti, allora incombe sul soggetto che ha l’onere di custodire il bene una forma di responsabilità oggettiva. In pratica, colui che fornisce servizi sportivi, che necessitano di attrezzature funzionali allo scopo, ha un obbligo sia di garanzia che di protezione che nasce dalla  connessa qualità di custode delle attrezzature stesse.
In determinate circostanze invece l’attività sportiva può essere prevista come un’attività pericolosa, ecco quindi entrare in scena l’art. 2050 del Codice Civile che prevede una presunzione di responsabilità per i danni cagionati a terzi nello svolgimento dell’attività cd. pericolosa. Il che significa da parte del gestore, di adottare tutte le necessarie ed idonee misure di sicurezza , tecnicamente possibili, al fine di scongiurare possibili sinistri a terzi.
A tal punto si rende noto agli amici sportivi che la Cassazione ha ritenuto  responsabile il gestore di una piscina che aveva consentito, al socio, successivamente deceduto, di praticare nell’impianto natatorio, attività subacquea in apnea prolungata, nonostante l’assenza di assistenti bagnanti addetti all’attività di controllo e sorveglianza di tale, “pericolosa,” prassi sportiva.
E’ altresì necessario evidenziare come per attività pericolosa non si debba intendere solo quella codificata a norma di legge di pubblica sicurezza, bensì anche quella che per i mezzi e/o attrezzature e/o circostanze oggettive, del loro uso comporti una rilevante probabilità di danno, per se stessi e nei confronti di terzi. E’ chiaro che l’attività sportiva risulta essere pericolosa non solo per le modalità di svolgimento della pratica ma anche se presenta profili di pericolosità, facendo mente locale ai soggetti che la praticano.
Difatti è lapalissiano che il rischio  di sinistri sia molto maggiore e prevedibile quando l’attività cd pericolosa è svolta da atleti dilettanti e/o amatoriali rispetto a quando tale attività è praticata da professionisti. Gioco forza, nel primo caso, al gestore dell’impianto sportivo è richiesta una particolare cautela preventiva.
Tuttavia l’obbligo di garanzia e protezione non può essere illimitato, il gestore della piscina, conseguentemente, può essere chiamato a rispondere esclusivamente degli eventi dannosi prevedibili ed evitabili, evento che non si verificherà se il gestore si sarà adeguato alle prescrizioni organizzative imposte dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN).
Con riferimento al gestore della piscina, è stato riconosciuto che esso è titolare di una posizione di garanzia ex art. 40,  2° comma del Codice Penale e  più esattamente di una posizione di protezione. La Cassazione, in più circostanze, ha inteso riferirsi a quella posizione secondo la quale non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Infine la responsabilità non sarà imputabile al gestore, laddove sia riscontrabile una causa eccezionale ( patologia fisica che risulti tale da aver portato al decesso in modo repentino e non contrastabile neppure con un idoneo servizio di assistenza bagnanti) non  riconducibile al comportamento omissivo di quest’ultimo, cui debba ricollegarsi in via esclusiva l’evento dannoso subito dall’utente della piscina.