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TestoCalcio scommesse : la responsabilità oggettiva della società sportiva.
A cura del Dott. Francesco Lambertucci   Consulente Legale in Diritto dello Sport.


Il Procuratore Federale della F.I.G.C., Palazzi, in illo tempore ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei singoli tesserati e delle società sportive, a vario titolo coinvolti nel recente scandalo del calcio scommesse.
Ora senza entrare nel dettaglio delle pene richieste per i soggetti in questione, e dei vari gradi di giudizio che ne seguiranno, e personalissima opinione dell’odierno scrivente, del futuro “teatrino”, in questa occasione ci soffermeremo su di un aspetto spesso citato e mai chiarito agli amici sportivi, o perlomeno, a coloro che non “masticano” di diritto sportivo: la responsabilità oggettiva in capo alla società sportiva.
L’aspetto più problematico è forse quello di quantificare la sanzione o la pena , come dir si voglia, da “appioppare” alle varie società sportive. In questo articolo si tenterà di far luce e provare di capire quali norme sono state applicate ed il perché.
In primis è necessario rappresentare il fatto che vi sono diverse tipologie di responsabilità presenti nel codice di giustizia sportiva, difatti si può parlare di responsabilità diretta, oggettiva e presunta.
Nel caso di responsabilità diretta ed oggettiva, è fondamentale iniziare ad entrare nell’ottica che per ogni illecito disciplinare posto in essere da ogni singolo tesserato ( il calciatore!) ne risponde, cioè ne fa le spese, tanto per essere chiari, sempre anche  la società sportiva. L’unica differenza risiede nel fatto di chi compie l’illecito disciplinare.
L’art. 4 comma 1 del codice di giustizia sportiva ci viene in aiuto per ciò che afferma in merito alla figura della responsabilità diretta: “ Le società rispondono direttamente dell’operato di chi le rappresenta….mentre per quanto attiene la responsabilità oggettiva il codice di giustizia sportiva intende..:” Le società rispondono oggettivamente dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e dei soggetti di cui all’art. 1 comma 5…e sono soggetti alla osservanza delle norme contenute nel codice e nelle norme statutarie e federali anche i soci delle società cui è riconducibile, direttamente o indirettamente, il controllo della società stessa, nonché di coloro che svolgono qualsiasi attività all’interno o nell’interesse di una società o comunque rilevante per l’ordinamento federale”…
Agli sportivi si rende  noto che anche nell’ordinamento statale è possibile rintracciare l’istituto giuridico della responsabilità oggettiva presente nel codice civile, ma il legislatore, con lungimiranza insospettabile, concede la possibilità di una prova liberatoria, quindi il soggetto deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile al fine di evitare il danno, o meglio, deve fare in modo di rappresentare che questo è venuto meno per caso fortuito o per forza maggiore. Ebbene tutto questo  difficilmente  può essere applicato nell’ordinamento sportivo.
Ora il perché, o come piace ad alcuni, la “ratio” dell’istituto della responsabilità oggettiva sta nella volontà da parte dell’ordinamento sportivo, di dare un risposta alla richiesta di garantire un corretto svolgimento delle competizioni sportive.
Oltre alla ragione sopra esposta c’è da definire un’altra tipologia di responsabilità e cioè quella presunta. Tale responsabilità è quasi del tutto inapplicata nella prassi mentre si ritrova nell’art. 4 comma 5 del codice di giustizia sportiva, il quale ci dice che le società sportive sono chiamate a fornire la prova inconfutabile di non avere partecipato in nessun  modo all’illecito e di essere totalmente all’oscuro dei fatti “incriminati” e sanzionati. Per la verità tale onere probatorio ritengo sia abbastanza difficile da assolvere, ma questa, volenti o nolenti, è la normativa vigente..
Alla fine della”fiera”, viene spontaneo chiedersi a che tipo di rischio vanno incontro le società sportive coinvolte nelle nefandezze che gentilmente i loro tesserati o chi per loro hanno posto in essere.
La risposta a tutte le possibili penalizzazioni del caso de quo, ce la fornisce dettagliatamente l’art. 18 del codice di giustizia sportiva che va letto in combinato con l’art 7 comma 3 ( per le società deferite con responsabilità diretta) e 4 ( responsabilità oggettiva e presunta).
Di seguito riporto il testo dell’art. 18, giusto per far meglio comprendere agli amici sportivi, le sanzioni che sono state comminate, diversificate in rapporto alle violazioni contestate.
Art. 18 Codice di Giustizia Sportiva “1. Le società che si rendono responsabili delle violazioni dello Statuto, delle norme federali e di ogni altra disposizione loro applicabile sono punibili con una o più delle seguenti sanzioni, commisurate alla natura ed alla gravità dei fatti commessi:
a)ammonizione; b) ammenda; c) ammenda con diffida; d) obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse; e) obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori; f) squalifica del campo o più giornate di gara o a tempo determinato, fino a 2 anni; g) penalizzazione di uno o più punti in classifica; la penalizzazione del punteggio, che si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente; h) retrocessione all’ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria ; in base al principio della afflittività della sanzione, la retrocessione all’ultimo posto comporta sempre il passaggio alla categoria inferiore; i) esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio Federale ad uno dei campionati di categoria inferiore; l) non assegnazione o revoca dell’assegnazione del titolo di campione d’Italia o di vincente del campionato, del girone di competenza o di competizione ufficiale; m) non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni; n) divieto di tesseramento di calciatori fino a un massimo di due periodi di trasferimento.