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TestoLa figura del giudice di gara.
A cura di Francesco Lambertucci Consulente Legale in Diritto dello Sport

Per ufficiale di gara si intende un soggetto singolo o collegiale che ha la funzione di dirigere una competizione sportiva e soprattutto quella di fare in modo che gli atleti o le squadre contrapposte rispettino il regolamento disciplinare della disciplina sportiva in modo che l’attività agonistica si svolga secondo i dettami della specifica federazione.

L’ufficiale di gara può essere denominato in vari modi ed a secondo delle circostanze egli è arbitro, direttore, giudice di gara o commissario di percorso.
L’ufficiale di gara è investito da una responsabilità che cambia in considerazione dello specifico sport in cui presta la sua opera ma fin da ora possiamo evidenziare in via del tutto generale quali sono i suoi principali obblighi ovverosia verificare l’integrità degli attrezzi, dell’abbigliamento e delle strutture sportive, reprimere le condotte non regolamentari, certificare quanto avvenuto durante l’evento sportivo.
Alla luce di quanto su esposto è di tutta evidenza che l’ufficiale di gara gode di un’ampia discrezionalità ma che egli può essere responsabile sia in ambito civile che penale qualora l’evento lesivo verificatosi sia frutto di una sua negligenza nell’ottemperare agli obblighi predetti.
La condotta dell’ufficiale di gara deve necessariamente essere valutata caso per caso, si tratta di un accertamento in fatto che può risultare agevole se riferito per esempio al mancato controllo di un giavellotto, di un “martello” o di un arma irregolare nella scherma, più complicata se riguarda l’interpretazione di azioni fallose.
Forse non tutti sanno che per un certo lasso di tempo, nonostante i membri del “Palazzaccio” fossero di tutt’altra opinione, la giurisprudenza ha equiparato l’arbitro ad un pubblico ufficiale, alla luce della funzione di pubblico interesse rivestita per delega del CONI.
Attualmente, e giustamente secondo il parere dell’odierno scrivente, l’arbitro non riveste più tale qualifica pubblica, con la logica conseguenza che egli non può essere indagato per i reati di corruzione e/o oltraggio che sono propri della figura del pubblico ufficiale.
Detto ciò è da far presente che in molte circostanze la responsabilità in capo all’arbitro o ufficiale di gara, è collegata a quella degli organizzatori di eventi sportivi.
Gli obblighi cautelari, precedentemente elencati, che gravano sulla figura dell’ufficiale di gara derivano principalmente dal fatto che quest’ultimo è una sorta di “mano armata” dell’ordinamento sportivo. L’arbitro ha il compito e dovere di sanzionare, al fine di calmare i tifosi più agitati, i comportamenti oltraggiosi ed istigatori sia degli atleti che dei dirigenti della società sportiva e di volta in volta egli si deve accertare della conformità, alle normative statali e regolamentari, dei luoghi in cui si svolge la competizione agonistica, al fine di scongiurare un possibile danno ai soggetti attivi dell’evento sportivo nonché ai terzi che accedono alla struttura sportiva.
E’ pacifico che in considerazione del suo status, in capo all’arbitro si potrebbe configurare una responsabilità colposa concorrente con quella dell’organizzatore sportivo, a fronte dell’omessa segnalazione e/o verifica della regolarità del luogo di gara. Altro aspetto di non poco conto, riguarda la riconducibilità all’arbitro dell’art. 1 della legge 409/89, il quale prevede il reato di frode in competizioni sportive che consiste nell’offrire o promettere denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni sportive riconosciute dal CONI, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione , ovvero compiere atti fraudolenti volti al medesimo scopo.
Ora, secondo una linea interpretativa restrittiva del termine partecipante, cioè circoscritto ai soli atleti in gara, al giudice di gara non sarebbe applicabile l’art. 1 della legge in oggetto, ma ciò sarebbe, anzi è, un grave errore visto che è del tutto fuori luogo che una legge destinata a reprimere le frodi nello sport esoneri proprio uno dei soggetti che più facilmente può intervenire sul risultato finale della competizione sportiva.