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TestoA cura del Dott. Francesco Lambertucci
Consulente Legale in Diritto dello Sport.

L’applicazione dell’art. 2050 c.c. in materia di responsabilità sportiva è una questione fortemente dibattuta tanto è vero che la giurisprudenza sia di merito che di legittimità, non ha elaborato dei criteri generali validi per tutti gli sport, seguendo invece, un approccio puramente casistico e come tale lasciato all’apprezzamento del giudice investito della cognizione del singolo fatto dannoso.

La norma dell’art. 2050 c.c. stabilisce come ”chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno”.

E’ chiaro che la suddetta norma prevede un sistema di risarcibilità sia in riferimento alla natura dell’attività, esempio gara di motociclismo, sia ai mezzi utilizzati, partita di calcio professionistico, colui che la organizza è direttamente ed immediatamente responsabile di ogni evento dannoso da essa derivante, e potrà salvarsi solo fornendo la c.d. probatio diabolica, ovvero di aver posto in essere tutte le misure di sicurezza del caso.

A causa della atipicità delle attività sportive pericolose, spetta comunque sempre al giudice , come già detto, rappresentare volta per volta quale attività possa essere un pericolo per i terzi.

L’art. 2050 c.c. in determinate circostanze è applicato anche quando “ l’organizzazione per se stessa costituisca attività pericolosa e, all’infuori di questa ipotesi, di considerare pericolosa o meglio valutare in termini di pericolosità soltanto con riferimento all’attività concretamente organizzata”.

L’attribuzione della qualifica di pericolosità è strettamente collegata alla necessità di adottare particolari misure di prevenzione le quali, richiedendo un importante grado di attenzione si caratterizzano proprio per la loro intrinseca specificità rispetto ai normali standars, propri della vita quotidiana. A favore del danneggiato vi è pertanto il favore dell’inversione dell’onere delle prova.

La pericolosità dell’attività sportiva si valuta con i criteri di diligenza e di attenzione propri e necessari per quella specifica attività, al fine di evitare eventuali sinistri. Alla luce di ciò, anche quelle attività che non sono state mai causa di danni per alcuno, proprio per la messa in opera di sistemi di prevenzioni altamente tecnologici e sofisticati, potrebbero ugualmente essere considerate pericolose.

La pratica sportiva agonistica presenta, pur in misura e grado differenti nelle varie discipline, dei rischi intrinseci sia per i praticanti sia per gli spettatori , quindi la giurisprudenza negli anni ha valutato come pericolosa l’organizzazione e la gestione di determinati eventi sportivi, vedi gli sport a violenza necessaria come la boxe e gli sport che utilizzano mezzi a motore, come l’automobilismo ed il motociclismo, o sport con grandi problematiche organizzative come lo sci, anche se è dibattuto il fatto se gli sport invernali siano di per se pericolosi, mentre non vi sono dubbi nel considerare pericolosa la gestione degli impianti di risalita.

Ai fini pratici, in merito ai danni patiti dagli spettatori è da prendere in considerazione l’aspetto contrattuale ed extracontrattuale che è alla base della responsabilità civile, da valutare nell’analisi della responsabilità giuridica degli organizzatori circa l’incolumità fisica degli spettatori paganti il relativo biglietto.

La vendita del mero biglietto non comporta solo l’obbligo per colui che organizza l’evento sportivo di assicurare la visione diretta dello “spettacolo” sportivo, ma vi è in capo ad egli l’obbligo strumentale rispetto al primo di assicurare e garantire la sicurezza e l’incolumità degli “spettatori sportivi”.

Nel momento in cui uno spettatore dovesse subire un sinistro avrà la possibilità di scegliere tra la richiesta di un danno contrattuale, forse la via più semplice da dimostrare, o valutare la via del risarcimento extracontrattuale, con peculiarità probatorie abbastanza intricate, ma forse più remunerativa in fase risarcitoria.

Per non rimanere impastoiato in eventuali responsabilità, l’organizzatore, dovrà predisporre tutte le misure di sicurezza imposte dalla legislazione in materia, dalle direttive tecniche delle federazioni sportive di appartenenza, e non ultime dalle norme indicate dal progresso tecnologico che siano in grado di prevenire la pericolosità della disciplina sportiva di cui si organizza un evento….e se poi venisse contemplato il caro vecchio “buon senso”, male non sarebbe.