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TestoIl rapporto di lavoro sportivo.

La legge  91/81 regolamenta il rapporto di lavoro sportivo ma anche le varie norme del codice civile e della cd. legislazione giuslavoristica hanno una loro parte importante. E’ opportuno  che ad ogni fattispecie di rapporto di lavoro sportivo venga applicata la norma ad hoc. Come in ogni rapporto di lavoro subordinato le caratteristiche precipue del lavoro sportivo sono da parte dell’atleta la collaborazione e la subordinazione mentre da parte della società sportiva vi è l’obbligo di corrispondere la retribuzione, il potere direttivo, di controllo e disciplinare.
Nel rapporto di lavoro sportivo il vincolo che lega l’atleta alla società sportiva è particolarmente intenso, difatti la continuità con la quale il lavoratore mette a disposizione del suo datore di lavoro e le sue energie e capacità sono fattori fondamentali che si vanno ad inserire all’interno dell’organizzazione del sodalizio sportivo.
Per quanto attiene la subordinazione della prestazione lavorativa, non solo sportiva, i caratteri essenziali di essa sono gli obblighi di diligenza di obbedienza e di fedeltà, aspetti presi in considerazione e regolamentati dagli articoli 2104 e 2105 del codice civile.
Per l’atleta professionista l’obbligo di diligenza si estrinseca sostanzialmente nel  mettere a disposizione della società per cui è vincolato  le proprie energie fisiche e capacità tecniche in vista del conseguimento del risultato che in animo essa si prefigge. Circa il dovere  di obbedienza, invece, esso si esplica ex art. 4 legge 91/81 “ nell’ obbligo dello sportivo al rispetto delle istruzioni
tecniche  e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici”
Si evidenzia altresì che la norma di cui sopra prevede espressamente che l’obbligo di diligenza debba essere inserito, tout court, in ogni contratto di lavoro sportivo in una clausola ad hoc. Si rende noto che l’art 2106 c.c. stabilisce che la violazione delle disposizioni relative agli obblighi di diligenza, obbedienza e fedeltà può dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell’infrazione. Il codice civile si limita dunque a porre un generico limite di proporzionalità della sanzione all’infrazione commessa, senza ulteriori limiti, i quali sono invece previsti dall’art. 7 dello Statuto dei lavoratori, la cui applicazione è fatta salva dalla legge 91/1981 anche per gli sportivi professionisti, ma solo relativamente alle sanzioni inflitte dalle società sportive per violazioni attinenti agli obblighi contrattualmente assunti dal lavoratore.
A quest’ultimo proposito occorre precisare che il rispetto dei principi contenuti nell’art. 7 va coordinato con quanto disposto negli accordi collettivi in cui sono contemplate sanzioni in parte diverse da quelle indicate dall’articolo in questione, e nei quali, come si vedrà  di seguito, si prevede che l’irrogazione della sanzione avvenga al termine di un particolare procedimento ad opera direttamente della società, ammonizione scritta, contro la quale è prevista l’impugnazione innanzi al collegio arbitrale, o del competente collegio arbitrale (per le altre sanzioni, con provvedimento definitivo). Le principali sanzioni applicabili in forza del potere disciplinare connesso al rapporto di lavoro sono l’ammonizione scritta, la multa, la riduzione dei compensi, l’esclusione temporanea dagli allenamenti o dalla preparazione precampionato con la prima squadra (chiaramente non prevista per gli allenatori) e la risoluzione del contratto. Ai fini dell’adozione dei provvedimenti elencati sono prescritte precise modalità a pena di nullità.
Nel rapporto di lavoro sportivo, è lapalissiano, ciò che assume rilievo fondamentale se non esclusivo è la persona dello sportivo e delle sue doti psico-fisiche e le modalità concrete della prestazione lavorativa , e nello specifico l’obbligo di partecipare agli allenamenti e di osservare le indicazioni date dai tecnici, l’obbligo di tenere determinate condotte di vita che non ledano l’immagine della società di appartenenza, piuttosto che il sottostare alle varie direttive fornite dal sodalizio sportivo e al suo potere di controllo.
Per quanto previsto e regolamentato dall’art. 2105 del codice civile, l’obbligo di fedeltà è quell’obbligo che vieta al prestatore di lavoro “ di trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né di divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa o a farne uso in modo da recare ad essa un pregiudizio”. Ora per l’atleta questo tipo di obbligo fa sì che ad egli sia vietato oltre l’esercizio di una attività imprenditoriale incompatibile ed in concorrenza con la società per cui è vincolato, implica, in specie l’obbligo di esercitare la propria attività lavorativa solo ed esclusivamente nei confronti del sodalizio sportivo di appartenenza nonché il divieto assoluto a praticare altra disciplina sportiva a livello professionistico, se non con il placet delle stessa società. Vi sono poi da menzionare le varie contrattazioni collettive, in seno alle principali federazioni sportive, come calcio , basket volley, che specificano i suddetti obblighi e rendendoli in alcune circostanze anche più intensi.
In conclusione si rappresenta che per espressa previsione di legge, alcun patto di non concorrenza, o comunque limitativo della libertà professionale può essere preso  in considerazione per il periodo successivo alla risoluzione del contratto tra l’atleta e la società sportiva.
Il perché di tale norma è legato al fatto che la carriera di uno sportivo è alquanto limitata nel tempo, tanto è vero che l’atleta superata la soglia dei trent’anni viene considerato un “vecchio”, ed in alcune discipline sportive questo limite d’età è ancora più  ristretto. Per l’atleta la pratica sportiva rappresenta la sua fonte di reddito, il mezzo che assicura a se stesso ed al proprio nucleo familiare una esistenza libera e dignitosa.
E’ per tale motivo che l’interesse della società sportiva a far si che l’atleta che conosca bene dall’interno la propria struttura organizzativa non possa passare immediatamente ad altro sodalizio sportivo, viene meno dinanzi all’esigenza prioritaria dello sportivo a non vedersi preclusa per un certo lasso di tempo , la possibilità di esercitare la  propria attività lavorativa.