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TestoIl contratto di sponsorizzazione in ambito sportivo.
A cura di Francesco Lambertucci Consulente
Legale in Diritto dello Sport


Molto spesso si sente nominare il contratto di sponsorizzazione, ma dietro al semplice abbinamento tra la notorietà commerciale di un soggetto, di solito una grande azienda, e quella di un altro soggetto che svolge attività sportiva, il più delle volte una società sportiva, c’è molto di più.
In primis  viene posto in essere uno scambio di notorietà, colui che si obbliga dietro corrispettivo ad associare alla propria persona o attività sportiva il marchio o il nome di un altro soggetto, detto sponsor, è denominato sponsee. Sicuramente il contratto di sponsorizzazione rientra nella ampia categoria dei contratti pubblicitari, pur  mantenendo la sua peculiarità di contratto atipico e non codificato. La sponsorizzazione è una forma abbastanza complessa di pubblicità, il fine ultimo di questo contratto atipico è la promozione e l’ausilio all’attività sportiva di altro soggetto, allo scopo di ricavarne un ritorno in termini di pubblicità ed immagine del proprio marchio. L’obbligazione principale e fondamentale dello sponsor è quella di versare un contributo in denaro allo sponsee. Tuttavia come ho già detto, ci sono diverse variabili che possono essere prese in considerazione, quindi oltre al contributo economico fisso, tale contributo potrà subire delle variazioni in base alle vittorie sportive, le c.d. clausole di valorizzazione. In determinate circostanze vengono concordate prestazioni in natura, in questo caso possiamo distinguere la figura dei fornitori ufficiali, c.d. official suppliers, i quali forniscono allo sponsee prodotti e servizi inerenti alla attività sportiva e meri sponsors, i quali procurano allo sponsee prodotti che esulano da quelli commercializzati dallo sponsor principale. Altro distinguo può essere fatto tra i fornitori ufficiali i quali si  suddividono in sponsor tecnici che forniscono il materiale adatto e specifico per la disciplina sportiva e fornitori che forniscono materiale utile ma non indispensabile ai fini dell’attività sportiva.
La prestazione dello sponsee è sicuramente una prestazione di mezzi e non di risultato.
La figura dello sponsee è affiancata, per così dire, da una certa aleatorietà, difatti è abbastanza difficile prevedere con assoluta certezza l’andamento della stagione agonistica. Quindi, in linea teorica, ma non nella pratica , specie in determinate circostanze, lo sponsor non può risolvere il contratto né fare richiesta di risarcimento del danno. Ci si chiederà quali soggetti possono essere sponsorizzati, ebbene può essere il singolo atleta, o una società o più società, che si occupano della gestione e sfruttamento  dell’immagine degli sportivi. La principale prestazione in capo allo sponsee è quella di inserire il marchio dello sponsor su tutto l’abbigliamento indossato durante la gara, ma altri obblighi secondari quali ad esempio, l’obbligo dello sponsee a partecipare ad un certo evento, l’ obbligo di porre in modo visibile al pubblico il marchio dello sponsor durante le interviste, non  sono da trascurare. Lo sponsor poi molto spesso “costringe” lo sponsee a concedergli la licenza d’uso del suo nome o della sua immagine e qui si aprono scenari contrattuali sui quali per il momento soprassiedo. Lo sponsee in linea di principio deve evitare tutto le condotte che possano a vario titolo ledere l’immagine del marchio dello sponsor, e non solo, agli atleti del sodalizio sportivo è tassativamente vietata la possibilità di svolgere attività, sportive e non, ritenute pericolose per la loro integrità fisica. Infine allo sponsee è fatto obbligo di non sponsorizzare prodotti di aziende del medesimo settore merceologico dello sponsor, nonché manifestare avversione ai prodotti ed all’attività dello sponsor. Come accennato poco fa , il contratto di sponsorizzazione da parte dello sponsor è caratterizzato da un certa aleatorietà, proprio perché la prestazione a cui è obbligato lo sponsee non è di risultato ma di mezzi, allo sponsee è richiesta di fatto, solo, la diligenza nello svolgere l’attività sportiva, nella speranza  di ottenere risultati positivi. Alla luce di quanto appena detto è buona norma che le parti si accordino nel prevedere e mettere nero su bianco particolari clausole in cui si prevede il recesso unilaterale dello sponsor in ipotesi di retrocessione della squadra, oppure nel caso di sanzioni disciplinari in capo allo sponsee per azioni contra legem, vedi doping e scommesse illecite, o azioni comunque lesive dell’immagine dello sponsor. Devo tuttavia specificare che rientra nella diligenza pretendibile dallo sponsee l’impegno al raggiungimento del risultato  atteso da colui che sponsorizza, sia in termini puramente sportivi che di ritorno d’immagine positiva. E’ di tutta evidenza come nel contratto di sponsorizzazione lo sponsor sia in una posizione più svantaggiata rispetto allo sponsee e questo proprio per quanto osservato precedentemente,cioè, lo sponsor concede il proprio denaro senza avere la garanzia di un vero e proprio ritorno pubblicitario, che può essere inficiato più o meno gravemente, dai risultati sportivi negativi e determinare di conseguenza un insuccesso di pubblico e visibilità.
Va altresì rappresentato il fatto che qualsiasi comportamento poco consono ed ortodosso tenuto dallo sponsee può arrecare un nocumento agli investimenti economici e non solo dello sponsor.
Ecco perché, e qui concludo, nell’ultimo decennio si è consolidata la prassi, a mio modesto parere del tutto deleteria, e le varie vicende processuali sia in ambito sportivo che ordinario ne sono la testimonianza, di inserire nei contratti di sponsorizzazione una clausola che obbliga lo sponsee a comprare atleti di alto livello, al fine di raggiungere gli obbiettivi sportivi che lo sponsor in animo  suo agogna.